Export, l’Emilia Romagna è la seconda regione, supera il Veneto e si posiziona al secondo posto alle spalle della sola Lombardia.

Nel 2018 le esportazioni regionali rallentano (+5,7 per cento), ma continuano a procedere più rapide del commercio estero nazionale (+3,1 per cento). L’Emilia-Romagna è la seconda regione italiana per valore delle esportazioni (oltre 63 miliardi di euro) e cresce un po’ più della Lombardia, staccando Veneto e Piemonte.

esportazioni Emilia Romagna 2018

L’Emilia-Romagna si conferma prima nel Paese rispetto al valore pro-capite di export realizzato: 14.245 euro, davanti a Veneto (12.908 euro), Friuli (12.842 euro) e Lombardia (12.660 euro).

L’andamento è determinato da buoni risultati sui mercati europei. In particolare dell’Unione. Non ultima una buona crescita sul mercato statunitense, che compensano la tendenza più contenuta sui mercati asiatici. Il risultato deriva dal macro-settore macchinari e mezzi di trasporto, con la moda; segno rosso per industria della ceramica e vetro.

Tra gennaio e dicembre, le esportazioni dell’Emilia-Romagna sono salite a quasi 63.427 milioni di euro. Corrispondenti al 13,7 per cento dell’export nazionale, con un aumento del 5,7 per cento. L’export nazionale ha mostrato una tendenza positiva, ma molto meno dinamica (+3,1 per cento). L’Emilia-Romagna diviene la seconda regione italiana per quota dell’export nazionale. La nostra regione è preceduta dalla Lombardia (27,4 per cento). E’ seguita invece a un’incollatura dal Veneto (13,7 per cento) e poi dal Piemonte (10,4 per cento). Le esportazioni dell’Emilia-Romagna e della Lombardia sono aumentate molto rapidamente (+5,7 e +5,2 per cento rispettivamente). Mentre quelle del Veneto hanno mostrato una minore forza (+2,8 per cento) e quelle dal Piemonte sono rimaste al palo (+0,4 per cento).

I settori che esportano di più:

Il risultato regionale è da attribuire principalmente all’ industria dei macchinari e delle apparecchiature, che ha realizzato il 29,3 per cento delle esportazioni regionali, anche con un aumento delle vendite limitato al 4,7 per cento. Gli altri contributi più rilevanti sono stati quelli forniti dalle industrie dei mezzi di trasporto, con una crescita del 7,0 per cento, e della moda (+6,4 per cento). La tendenza è stata più rapida per le apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche, medicali e di misura (+7,0 per cento) e l’industria della metallurgia e dei prodotti in metallo (+7,5 per cento). Note dolenti dal marcato arretramento dell’export dell’industria ceramica e del vetro (-3,1 per cento).

I mercati di esportazione:

L’andamento positivo si è fondato sulla capacità di cogliere risultati positivi sui mercati europei (+6,2 per cento), in particolare dell’Unione (+7,0 per cento) e di sfruttare una buona crescita su quelli americani (+6,0 per cento) a fronte di una dinamica più contenuta su quelli asiatici (+3,1 per cento). Sui singoli Paesi, buona la crescita sul mercato della Germania (+6,5 per cento), che ha assorbito il 12,6 per cento dell’export regionale, il boom delle vendite nel Regno Unito (+13,0 per cento) e una valida tendenza positiva delle vendite negli Stati Uniti (+7,2 per cento) e in Cina (+6,2 per cento). Al contrario flettono le esportazioni verso il Brasile e crollano quelle verso la Turchia (-21,6 per cento).

Non c’è da stupirsi quindi se sempre l’ ISTAT certifica che il tasso di disoccupazione continua a scendere, arrivando al 5,9% a fine 2018, rispetto al 6,5% del 2017, a questo risultato contribuisce in maniera significativa la buona prova delle aziende sui mercati esteri.

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